
Breve intervista in cui parla dell’ultimo lavoro di Pupi Avati, in cui interpreta una moglie che assiste il marito terminale (Fabrizio Bentivoglio).
Quali sono secondo lei le principali qualità di Pupi Avati e come si è evoluto nel tempo il vostro rapporto?
Credo siano la schiettezza e l’ironia. Tra me e Pupi è importante l’affetto, ci vogliamo molto bene, gli sono molto riconoscente fini da quando mi ha offerto un personaggio inconsueto e stimolante come quello de “La Cena per farli conoscere“:
è stata una bella sfida e l’abbiamo vinta insieme. In seguito ha continuato a darmi fiducia, con “Il Papà di Giovanna” e ora questo. E’ come se stessimo compiendo un percorso di maturità insieme e questo è bellissimo visto che lui non è un giovane come regista né io lo sono come attrice.
Che cosa le è piaciuto del copione?
Non ho avuto remore, mi faceva piacere molto mettermi in gioco perchè, come dicevo, mi sentivo garantita dal contesto in cui avrei dovuto agire. Si tratta di una storia d’amore totalmente romantica e coinvolgente piuttosto insolita per il nostro cinema d’oggi: il morbo di Alzheimer è sicuramente conosciuto ma poco trattato nei dettagli. Ci sono stati bei film americani sull’argomento ma in Italia mai.
Come ha lavorato con Fabrizio Bentivoglio?
Quando Pupi mi ha detto che il ruolo di mio marito sarebbe stato interpretato da Fabrizio ho pensato subito che sarebbe stato perfetto, l’unico attore italiano in grado di poter recitare quel tipo di personaggio in quel modo e senza rischi.
Fonte Immagine: Static.blogo.it
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